Le infezioni della pelle sono molto comuni e in genere vengono causate da microscopici funghi. Possono interessare la superficie della cute e delle mucose, le unghie ma anche il cuoio capelluto. I nomi di questi funghi sono molteplici: Candida, Dermatofiti e Malassezia sono soltanto alcuni. Le infezioni del cuoio capelluto sono spesso accompagnate da anomalie nelle orecchie e nelle unghie. Le cause più comuni di coinvolgimento del cuoio capelluto sono l’eczema e la psoriasi.
Ma che cos’è l’infezione del cuoio capelluto?
Le dermatofitosi sono infezioni della pelle causate da dermatofiti: si tratta di funghi filamentosi normalmente assenti nella pelle, che si sviluppano su cute, capelli e unghie. La dermatofitosi rientra più in generale nella famiglia delle micosi. Le infezioni del cuoio capelluto possono comparire già in tenera età, ovvero nei bambini tra i 3 e i 9 anni, a causa della loro lunga permanenza in comunità (asili nido e scuole).
I funghi, infatti, si propagano per contatto diretto ma possono essere trasmessi anche tramite oggetti che vengono a contatto con i capelli (berretti, pettini). Ovviamente, le infezioni del cuoio capelluto colpiscono anche adulti e adolescenti. I soggetti più a rischio sono quelli che vivono a stretto contatto con altre persone in condizioni igieniche precarie (campi profughi, squat, rifugi) ma anche coloro che hanno un contatto regolare con gli animali. A volte le infezioni del cuoio capelluto possono provocare la perdita del capelli (alopecia).
I microbi si dividono, poi, in diverse categorie: lieviti, funghi e muffe. Alcuni di loro sono naturalmente presenti sulla pelle senza causare alcun danno. Quelli che generano, al contrario, infezioni sono:
Candida. È un fungo responsabile di malattie della cute e delle mucosa.
Malassezia. È solitamente presente sulla pelle ma si moltiplica quando determinati fattori lo favoriscono (calore, sudorazione o applicazione di sostanze grasse sulla cute).
Tigna. Si tratta di una forma di infezione da lievito molto comune tra i bambini.
Le micosi da Candida possono essere causate da un’igiene insufficiente o inadeguata, da irritazioni locali, dall’umidità, dal calore o dall’assunzione di farmaci come i corticosteroidi.
Cause di infezione da lievito del cuoio capelluto.
La candidosi è un’infezione causata dal lievito Candida. Compare più spesso nelle zone umide della pelle e può causare eruzioni cutanee, desquamazione, prurito e gonfiore.
La Candida è un lievito che si trova normalmente sulla pelle, nella bocca, nel tratto digestivo o nella vagina ma di solito non produce lesioni. In determinate condizioni, però, la Candida può infettare le mucose e la cute. Le zone più colpite sono quelle intorno alla bocca, all’inguine, alle ascelle ma anche il cuoio capelluto.
La cute sotto i capelli, in particolare, contiene una piccola quantità di lievito che non causa problemi. Quando, però, questo lievito cresce troppo, determina l’insorgere di un’infezione. La Candida, inoltre, ha ben 20 sottospecie ma la maggior parte delle infezioni della cute sono generate da quella definita Candida albicans.
Questo fungo, come si è detto, prolifera in zone calde e umide ma può proliferare anche in assenza di queste condizioni. A volte, semplicemente, si dice che la pelle perde il proprio equilibrio. Accade, solitamente, a causa di:
- patologie mediche
- cattiva alimentazione
- abuso di farmaci
- prodotti per la cura personale aggressivi
- piccoli tagli sul cuoio capelluto
Un’infezione da lievito del cuoio capelluto viene in genere risolta con un trattamento farmacologico. Se non trattata, invece, la Candida può causare problemi di salute più seri diffondendosi ad altre parti del corpo (occhi, bocca, apparato digestivo, sangue, scheletro e organi interni).
A favorire la sua propagazione è normalmente l’indebolimento del sistema immunitario ma anche patologie come il diabete e l’ipertiroidismo, la gravidanza e l’uso di antibiotici, corticosteroidi o contraccettivi possono contribuire.
Segni di infezione del cuoio capelluto
Sono diversi, a seconda della sua origine, i segni di infezione del cuoio capelluto.
Eruzioni cutanee, formazione di chiazze squamose, prurito e screpolature sono i primi campanelli d’allarme. Ma poi ci sono i veri e propri sintomi, che differiscono a seconda delle infezioni:
L’eczema seborroico (o dermatite seborroica) è, per esempio, un’infezione che colpisce la pelle in corrispondenza delle ghiandole sebacee. L’aumento della produzione di sebo (seborrea) è il primo segno da tenere in considerazione: la pelle si arrossa, si desquama, produce forfora secca o grassa accompagnata da prurito. A volte, oltre al cuoio capelluto, questa infezione interessa anche sopracciglia, palpebre, orecchie, ascelle, fessura dei glutei, area inguinale o genitale.
L’eczema atopico provoca un’eruzione cutanea pruriginosa. Con il passare del tempo, il cuoio capelluto diventa più spesso e ruvido. Questo tipo di infezione spesso è alimentato da asma, febbre da fieno e allergie alimentari. L’infezione insorge spesso nel periodo dell’infanzia ma il bambino infetta poi tutta la famiglia
La psoriasi si presenta nella maggior parte dei casi sotto forma di chiazze (ovvero di placche) rosse, dure e spesse, coperte da squame.
La dermatite da contatto è innescata da fattori esterni e caratterizzata da arrossamenti e pruriti. Tra i prodotti che più comunemente causano le irritazioni del cuoio capelluto ci sono le tinture per capelli, i profumi e gli shampoo particolarmente aggressivi. Le persone più a rischio sono quelle che hanno una pelle sensibile e predisposizione alle allergie.
La follicolite è un’infiammazione che colpisce un follicolo pilifero. Il principale segno di riconoscimento è costituito da una sorta di palla rossa, dolorosa e dura al tatto che si riempie solitamente di pus, facendo comparire sulla sua estremità una punta gialla, che poi scoppia spontaneamente. La follicolite guarisce in genere senza lasciare cicatrici.
La neurodermite ha come segnale distintivo il prurito diffuso e in genere viene alimentata da sfregamenti e graffi. La causa scatenante è ancora sconosciuta: a livello del cuoio capelluto, la localizzazione caratteristica della neurodermite è la nuca. La pelle, in particolare, diventa più spessa e più scura. Soltanto in rarissimi casi degenera in una cicatrice.
La tigna è una forma di micosi cutanea caratterizzata da chiazze squamose: in corrispondenza di queste aree, i peli (e quindi i capelli) si spezzano, cadono e non ricrescono più. In questo caso, la calvizie può essere permanente. Un particolare tipo di tigna, poi, provoca la comparsa di punti neri: in corrispondenza di questi punti, il fusto dei capelli si stacca dalla superficie del cuoio capelluto. Nella tigna a macchia grigia, i capelli si spezzano ma conservano il bulbo. La tigna del cuoio capelluto è spesso confusa con la forfora, essendo le sue squame molto simili.
L’impetigine è un’infezione della pelle che si manifesta con croste e macchie. Solitamente attacca la zona del viso ma raramente interessa anche il cuoio capelluto.
I pidocchi, infine, si nutrono di sangue umano e provocano l’insorgenza di vesciche pruriginose in corrispondenza dei morsi. I pidocchi, a differenza degli altri batteri, sono visibili a occhio nudo.
L’aumento della sensibilità del cuoio capelluto può causare prurito, formicolio e bruciore, pur in assenza di segni visibili. Nel caso opposto, invece, le infezioni della pelle possono provocare un kerion, ovvero una macchia estesa, dolorosa, infiammata, gonfia e a volte anche purulenta sul cuoio capelluto. Il kerion, a prima vista, ha un aspetto simile a quello di un ascesso ed è causato da una reazione immunitaria al fungo: può portare alla caduta dei capelli e lasciare vistose cicatrici.
Come l’infezione del cuoio capelluto provoca la caduta dei capelli
Tra le infezioni che causano la caduta dei capelli, alcune possono interessare anche il cuoio capelluto.
L’alopecia areata, in particolare, è una condizione caratterizzata dalla formazione di chiazze di forma tonda sulla testa. I capelli, in questo caso, non cadono ma la cute sviluppa vistose cicatrici.
Ci sono poi i casi di calvizie autoimmune: vuol dire che il sistema immunitario attacca le cellule del corpo e causa la formazione di quella che va sotto il nome di calvizie cicatriziale. In questo caso, la caduta dei capelli si associa a un prurito intenso e insopportabile, il cuoio capelluto si arrossa vistosamente e comincia a generare numerose squame.
Fin qui, abbiamo visto i casi limite. Ci sono, però, una serie di infezioni del cuoio capelluto che possono provocare la caduta dei capelli. Le cause più comuni sono la follicolite, la tigna, la dermatite seborroica e la psoriasi del cuoio capelluto.
La follicolite
La follicolite è un’infiammazione dei follicoli piliferi. Nella maggior parte dei casi, è causata da stafilococchi e da funghi e provoca un effetto visivo molto simile a quello tipico dell’acne sull’area di cuoio capelluto in corrispondenza dei bulbi. Nella fase iniziale, il follicolo pilifero è ancora presente e quindi i capelli possono ricrescere ma successivamente, man mano che l’infezione progredisce, il follicolo tende a chiudersi. I trattamenti di questa infezione sono di carattere antibiotico e topico (a base di bacitracina, micitracina o neomicina). Nei casi più gravi, la follicolite produce effetti del tutto irreversibili: vuol dire che si verifica un graduale diradamento dei capelli e, in seguito, la loro totale scomparsa a causa della distruzione totale del follicolo pilifero. In questo caso, ovviamente, i capelli non potranno più ricrescere.
La tigna
Quando colpisce il cuoio capelluto, la tigna provoca la caduta dei capelli in modo irreversibile. I casi più frequenti, come abbiamo anticipato, si verificano tra i bambini di 3-9 anni, a causa dello scambio di oggetti con altri piccoli infetti all’asilo o a scuola. La tigna è un’infezione fungina che colpisce tutta la pelle e che, in particolare sul cuoio capelluto, attacca le fibre capillari, rendendole fragili e provocando facilmente la rottura (i capelli inizialmente si spezzano e generano chiazze sprovviste di pelo).
Tra le infezioni del cuoio capelluto, la tigna è una delle più semplici da riconoscere perché si sviluppa delimitando una macchia circolare, rossa all’esterno e rosa all’interno. Le aree del cuoio capelluto interessate dalla tigna, inoltre, sono molto pruriginose, la pelle è squamosa e caratterizzata dalla comparsa di vesciche.
La tigna è, poi, un’infezione estremamente contagiosa: il fungo che la causa si chiama Microsporum Gypseum e vive nel suolo o sugli animali. Per questo anche cane e gatto che vivono in casa possono inconsapevolmente trasmetterla. Il fungo si deposita in genere su pettini e spazzole ma trova il suo habitat naturale anche in ambienti caratterizzati da grande umidità, come le pavimentazioni che circondano le piscine o i piatti delle docce. La trasmissione avviene per contatto diretto (pelle contro pelle) o indiretto (tramite l’uso di oggetti che sono a loro volta stati a contatto con questo fungo).
La dermatite seborroica
Questa infezione può colpire qualsiasi area del corpo, compreso il cuoio capelluto. Se, tuttavia, si sviluppa tra i capelli, la dermatite seborroica può portare a desquamazione e prurito e, alla fine, causare l’irrimediabile caduta. La dermatite seborroica non è stata ancora completamente compresa dalla Medicina, quindi non è dato sapere quale sia esattamente la sua causa e in quali condizioni si sviluppi.
Quello che è noto, al contrario, è che esiste senza dubbio una forma di legame tra dermatite seborroica e geni caucasici, in particolare quelli di discendenza celtica.
La dermatite seborroica tende a rendere la pelle non solo estremamente squamosa ma anche, in alcuni casi, grassa, pruriginosa e dolorosa. Quando la cute è infiammata, i follicoli piliferi smettono, come conseguenza e per difesa, di produrre capelli. La fase di riposo non cessa fino a che l’infezione non scompare. A quel punto i follicoli piliferi tornano ad alimentare la nascita dei capelli. In questo caso, dunque, la calvizie è reversibile.
Non esiste, a oggi, una vera e propria cura specifica per la dermatite seborroica ma alcuni farmaci vengono utilizzati per controllare gli effetti.
Il metodo domestico più comune prevede l’utilizzo di shampoo antiforfora, al fine di rallentare o tentare di bloccare la proliferazione della dermatite seborroica e la conseguente desquamazione cutanea.
La psoriasi
Anche la psoriasi del cuoio capelluto può portare alla caduta dei capelli. L’effetto più visibile di questa infiammazione del cuoio capelluto è costituito dalla presenza di squame associate a forte prurito.
Una delle principali preoccupazioni legate alla psoriasi del cuoio capelluto deriva dalla tentazione irresistibile dei soggetti che ne sono affetti di grattarsi e dunque di graffiarsi, causando sanguinamenti e formazione di croste e cicatrici sulla pelle. Quando questo avviene, i capelli non riescono più a formarsi sul tessuto cicatriziale e, dunque, la calvizie diventa irreversibile. Nonostante la psoriasi possa riguardare tutte le parti del corpo, quella del cuoio capelluto produce gli effetti più nefasti. Gli shampoo a base di catrame di carbone o acido salicilico aiutano a controllare il prurito ma la terapia farmacologica è indispensabile per debellare la patologia. A volte, la somministrazione di medicinali è associata a fototerapia.
Ci sono, infine, altre infezioni del cuoio capelluto che possono determinare la caduta dei capelli. Tra queste, si possono annoverare alcune forme di acne, virus del tipo della varicella e una serie di malattie autoimmuni.
Va detto comunque che, potenzialmente, tutti i tipi di batteri possono innescare la caduta dei capelli e creare infezioni del cuoio capelluto, primi fra tutti gli stafilococchi, responsabili della follicolite decalvante nelle persone di mezza età.
Trattamenti per l’infezione del cuoio capelluto
Prima di parlare dei trattamenti, occorre spiegare come si fa la diagnosi. A volte questo passaggio può presentare non poche difficoltà perché molte infezioni hanno sintomi del tutto simili tra loro. Per evitare errori, si ricorre in genere a esami clinici di laboratorio. Spesso, per esempio, l’eczema seborroico e la psoriasi del cuoio capelluto sono difficili da distinguere, a meno che non ci siano altre aree cutanee (oltre al cuoio capelluto) interessate dalla stessa infezione, che rendano i suoi effetti più decifrabili.
Durante la prima visita, il medico, in genere, chiede da quanto tempo sono insorti i primi segnali, se si soffre di prurito, se si siano già verificati casi di infezioni cutanee in passato, se si è soggetti a particolari allergie, se si ha dolore e se esistono casi pregressi di infezioni del cuoio capelluto in famiglia. A questo punto, lo specialista esamina attentamente le lesioni e la qualità della pelle, sia sul cuoio capelluto sia sul resto del corpo e in particolare sotto le unghie, prendendo nota della delimitazione dell’infezione e dell’eventuale presenza di vesciche e ulcere.
Il passo successivo è costituito dai test di laboratorio.
esame del sangue (completo di test allergologici e anticorpi).
analisi microscopica di alcune cellule prelevate dalla lesione.
coltura di liquido o pus per identificare batteri e funghi.
Soltanto in casi limite, ovvero se il medico sospetta che possa trattarsi di una neoplasia, viene prelevato un campione di tessuto che andrà sottoposto a biopsia.
Lo specialista può, inoltre, decidere di eseguire anche una serie di test cutanei per assicurarsi che non ci siano allergie.
In attesa della diagnosi, a casa cosa si può fare? La risposta è: eliminare le principali cause dell’infezione è la risposta.
E dunque:
evitare il contatto con prodotti che possono provocare allergie
ridurre al minimo indispensabile l’utilizzo di cosmetici
adoperare prodotti estremamente idratanti in caso di pelle secca, possibilmente evitando quelli che contengono profumi e alcol.
curare l’igiene di pelle e capelli, lavandoli spesso con acqua e semplice sapone e asciugandoli alla perfezione perché l’umidità, come abbiamo visto, favorisce la proliferazione in particolare dei lieviti
adattare i vestiti, indossando guanti nel caso di allergie da contatto o coprendo braccia e gambe se l’allergia è determinata dal sole evitate di esporvi allo stesso
rinunciare al fumo di sigarette e sigari
evitare di grattarsi e graffiarsi per non aggravare le lesioni (può essere utile tagliare le unghie molto corte)
lavarsi spesso le mani, per prevenire la diffusione delle infezioni
Nel caso in cui si soffra specificamente di eczema seborroico, uno shampoo antiforfora o antimicotico può alleviare i sintomi. Il ricorso al medico, però, è sempre la migliore opzione, perché il tempo è nemico tanto della prevenzione quanto della cura.
I pidocchi, al contrario, possono essere curati tranquillamente a casa utilizzando un pettine specifico e soprattutto adoperando una spazzola per ogni componente della famiglia. Se il risultato non è soddisfacente dopo 2 settimane, il consulto del medico è d’obbligo.
Le croste spesse provocate dai morsi dei pidocchi possono essere ammorbidite e rimosse utilizzando olio per il corpo o, ancora meglio, prodotti per il trattamento topico a base di acido salicilico. Alcuni sono in commercio già pronti ma le preparazioni galeniche sono altrettanto diffuse.
Se si è scelto di ricorrere al medico, lo specialista ovviamente suggerirà il trattamento più appropriato in base alla gravità dell’infezione, dopo aver ricevuto i risultati delle analisi di laboratorio. Il trattamento in genere consiste nell’applicazione locale di unguenti e creme.
Nel caso si tratti di infezione del cuoio capelluto da batteri o funghi, il medico prescrive un trattamento a base di antibiotici o antimicotici.
Eczema e prurito, più nel dettaglio, vengono trattati grazie all’utilizzo di creme al cortisone. Tale utilizzo deve essere limitato nel tempo o la cute potrebbe abituarsi a queste sostanze che, di conseguenza, perderebbero di efficacia. Solo in casi eccezionali, il trattamento è di tipo farmacologico e prevede l’utilizzo di compresse.
La tigna del cuoio capelluto viene curata grazie all’utilizzo di antimicotici somministrati per via orale ma anche con shampoo a base di solfuro di selenio e, a volte, con prednisone.
La terbinafina sta diventando una tra le terapie più usate dai dermatologi per la cura delle infezioni del cuoio capelluto, perché consente il trattamento in un lasso di tempo più breve e si addice, per questo, anche ai più piccoli. L’alternativa è costituita dalla griseofulvina per via orale, preferita da un’altra parte di specialisti, tra l’altro, anche per il costo più basso.
Quanto alle applicazioni, le creme a base di imidazolo o ciclopirox sono quelle più prescritte: vanno applicate direttamente sul cuoio capelluto per prevenire la contaminazione, soprattutto da parte di altri soggetti, fino alla completa guarigione. Gli shampoo al solfuro di selenio al 2,5% vanno adoperati almeno due volte a settimana. Durante il trattamento non è necessario chiudersi in casa e si può condurre una vita normale, dal punto di vista sia lavorativo sia sociale.
Nel caso di lesioni infiammatorie gravi (e anche per il kerion) i medici in genere aggiungono ai trattamenti comuni un breve ciclo di prednisone (per ridurre i sintomi ed eventualmente anche il rischio di cicatrici). La dose, che inizialmente è massiccia, si riduce man mano che passano le settimane.
Come prevenire le infezioni da lievito del cuoio capelluto
Prevenire, si sa, è sempre meglio che curare. Per farlo, soprattutto nel caso delle infezioni al cuoio capelluto provocate da lieviti, è necessario adottare alcuni accorgimenti:
Mantenere il cuoio capelluto asciutto, pulito e fresco
Curare l’alimentazione perché sia sempre sana e varia
Moderare l’utilizzo di cibi ricchi di amido, zuccheri e alcol
evitare l’abuso di antibiotici e steroidi
lasciare respirare il cuoio capelluto e, dunque, evitare di indossare cappelli se non è strettamente necessario
Le infezioni da lievito sono le più comuni tra quelle che interessano il cuoio capelluto. E per fortuna possono essere trattate con una serie di antimicotici da banco. I rimedi casalinghi, però, sono utilissimi ai fini della prevenzione.
Il trattamento precoce aiuta senza ombra di dubbio a tenere sotto controllo la Candida e ad impedirne la propagazione ad altre parti del corpo.
Per ogni dubbio, il ricorso al medico di base o al dermatologo è sempre un’ottima scelta e a volte può salvare la vita dei capelli.









