La perdita dei capelli è un problema che interessa molte persone, e il 40% degli uomini in particolare (sebbene nemmeno le donne siano immuni), ma ciò non significa che venga vissuto serenamente. Anzi, si tratta di un fenomeno che provoca un significativo disagio, e per questo si ricerca strenuamente una soluzione che possa risolvere il danno o perlomeno contenerlo. Ad oggi si dispone di farmaci, lozioni e prodotti appositamente pensati, che però non garantiscono grandi risultati. Al contrario, il trapianto puo’ essere soddisfacente dal punto di vista estetico. Di seguito vedremo nel dettaglio la differenza tra le tecniche principalmente utilizzate, in cosa consistono, e altre questioni importanti.
Che cos’è il trapianto FUE?
La prime delle due tecniche più popolari è la Follicolar Unit Extraction, comunemente chiamata FUE, che comporta un prelievo diretto dei follicoli.
Si tratta di un metodo già entrato in voga 25 anni fa in Europa, come evoluzione naturale della tecnica punch, e presto parzialmente accantonata per via della concorrente tecnica FUT di cui parleremo tra poco. Tuttavia, gli sviluppi tecnologici avvenuti negli ultimi anni, hanno permesso di attuare molti perfezionamenti, e la tecnica FUE è stata così recuperata e rinnovata, pronta per essere di nuovo fruibile dal pubblico di uomini e donne bisognosi di una soluzione per la loro alopecia.
A livello più pratico, questo approccio consiste nel prelevare i singoli follicoli direttamente dall’area donatrice (che viene precedentemente completamente rasata) utilizzando un bisturi circolare estremamente piccolo, ma molto simile nella sua conformazione a quello che veniva impiegato in origine. Queste estrazioni possono essere effettuate a mano, o anche ricorrendo a un sistema rotante motorizzato. La difficoltà in questa procedura riguarda la cecità con cui avviene il prelievo, a livello di spessore del cuoio capelluto, motivo per cui non sempre si riesce ad asportare completamente il follicolo, correndo anche il rischio di danneggiare questa unità oppure quelle adiacenti alla zona in cui avviene il prelievo. Ciò determina un margine di miglioramento ulteriore di questa tecnica, che ancora attualmente promette una percentuale di successo (in termini di crescita) inferiore rispetto al metodo concorrente.
Bisogna inoltre considerare un’ulteriore complicanza che può sopraggiungere in conseguenza del prelievo, che consta in minuscole cicatrici che rimangono dopo le singole estrazioni. Nonostante esse tendano a scomparire con il tempo diventando invisibili, il rischio è quello che, alterando la fisionomia della zona donatrice, una seconda asportazione per attuare un nuovo intervento risulterebbe più complessa, il tasso di crescita si abbasserebbe di un altro po’, e potrebbe formarsi nell’area donatrice un diradamento più evidente.
Che cos’è il trapianto FUT?
La seconda tecnica di cui parliamo, come accennato in precedenza, è il trapianto FUT (acronimo di Follicolar Unit Transplantation), anche denominato tecnica STRIP, perché consiste nell’autotrapianto di capelli partendo da una striscia di cuoio capelluto proveniente da un’area donatrice che poi viene suturata. Normalmente sarà visibile solo una sottilissima cicatrice, spessa meno di un millimetro, facilmente mascherabile dalla ricrescita dei capelli, anche molto corti. La stessa cicatrice verrà sfruttata in futuro, in caso si presenti la necessità di nuovi interventi, senza che il suo aspetto peggiori o si ispessisca.
La strip deve comunque essere mantenuta sotto sorveglianza, ma la procedura può iniziare immediatamente, senza che sia necessario operare alcuna rasatura. I chirurghi si servono di sistemi di ingrandimento estremamente sofisticati Tra cui troviamo microscopi appositi, oppure degli occhiali dotati di piccoli binocoli con un enorme potere ingrandente) per estrarre le unità follicolari.
Come si può dedurre, si tratta quindi di un approccio estremamente preciso e meticoloso, che assicura anche una differenza temporale minima tra il momento di espianto e quello di reimpianto, fattore fondamentale per aumentare la probabilità di attecchimento, che può essere molto più alta rispetto alla tecnica che abbiamo visto in precedenza. Il trapianto FUT comporta un’operazione particolarmente complessa, che richiede di essere eseguita da chirurghi esperti, ma sicuramente risulta meno traumatica per il paziente.
Vantaggi del trapianto FUT
Vediamo ora nel dettaglio i vantaggi dell’applicazione della tecnica FUT. Innanzitutto, come abbiamo accennato, il numero di capelli impiantabili è decisamente superiore, così come la percentuale di attecchimento e successiva ricrescita dei capelli che sono stati oggetto dell’operazione.
È un intervento molto meno invasivo e traumatico per la persona coinvolta, aspetto che è fondamentale tenere in considerazione, dato il peso che la perdita di capelli può avere sul benessere psicologico e sull’immagine di se stessi. In particolare, non solo non viene richiesta la rasatura della zona donatrice, ma anche in seguito l’unico segno appena visibile sarà una cicatrice estremamente sottile, che anche dopo più interventi non cambierà, e che anzi potrà essere resa ancora più difficile da vedere grazie ai miglioramenti consentiti dalla tricopigmentazione, in caso si decidesse di mantenere i capelli molto corti. Ma basta comunque una lunghezza minima per mascherarla perfettamente.
La tecnica FUT, inoltre, è sempre applicabile, indipendentemente dalla tipologia di capello, dalla cute e dal tessuto sottocutaneo, dal momento che per effettuarla si mantiene il controllo visivo diretto della strip, a differenza di quanto avviene nella FUE, dove lo spessore del cuoio capelluto è determinante per una buona riuscita. Infine, l’intervento in sé richiede un tempo relativamente ridotto, pari a circa 4,5-5,5 ore, in pratica il tempo di una mattina o di un pomeriggio.
Al termine di ciò, alla persona non verrà chiesto di seguire alcuna terapia farmacologica. L’effetto sarà garantito senza necessità di fare altro, e l’aspetto dei capelli trapiantati sarà estremamente naturale, sia per quanto concerne l’attaccatura, sia a livello di foltezza sul capo in generale.
Contro del trapianto FUT
Per quanti aspetti positivi possa presentare il trapianto FUT, ci sono anche alcuni svantaggi che rischiano di rendere la pratica più complessa. Prima tra tutte, la natura stessa dell’operazione, che richiede una manualità estremamente sicura e l’esecuzione da parte di una mano molto esperta, non adatta a tutti i chirurghi ma che necessita del lavoro congiunto di un’équipe appositamente addestrata. Inoltre, parliamo di una soluzione che comporta dei costi, per chi la esegue, decisamente più elevati rispetto alle altre tecniche, dal momento che richiede il coinvolgimento di un gruppo formato da almeno 7 o 8 professionisti, dell’attrezzatura specifica che non si adatta a essere presente in tutte le sale operatorie. Questo dal punto di vista del medico, poiché per il paziente il costo è del tutto sovrapponibile a quello della FUE.
Vantaggi del trapianto FUE
Dall’altra parte, ciò che rappresenta uno svantaggio per la tecnica FUT, è un punto a favore per la FUE, che è invece una tecnica molto semplice, che molti chirurghi possono eseguire senza problemi con risultati soddisfacenti, anche perché non richiede la presenza di un’équipe di lavoro particolarmente nutrita o che abbia ricevuto una specifica formazione. Inoltre, le piccole cicatrici che si formano a seguito dell’intervento, guariscono in breve tempo, diventando praticamente invisibili a differenza della linea sottile che lascia la tecnica concorrente.
Contro del trapianto FUE
Iniziamo ora a vedere i punti deboli di questo approccio, cominciando dalle probabilità di buon esito. La quantità di capelli che può essere trapiantata con il metodo FUE, proprio per via della procedura con la quale l’intervento viene eseguito, è significativamente minore, ma anche il tasso di attecchimento e ricrescita, nonostante sia soddisfacente, non raggiunge quello della FUT.
Inoltre, sebbene le piccole cicatrici che rimangono dopo il primo intervento quasi non si vedano, una volta che sono guarite, provocano comunque un’alterazione nella fisionomia e dell’anatomia originarie del cuoio capelluto in corrispondenza dell’area donatrice, che risulterà problematica in caso si renda necessario un secondo trapianto: prima di tutto il numero di unità follicolari che riusciranno ad attecchire risulterà ancora più ridotto, e in secondo luogo le cicatrici nuove si uniranno a quelle vecchie, divenendo più visibili quando i capelli saranno rasati a zero, rischiando anche di formare delle chiazze decisamente antiestetiche.
Occorre poi precisare che questa tipologia di intervento non è attuabile sempre, su ogni paziente, dal momento che ci sono dei precisi criteri che devono essere rispettati per poter consentire di raggiungere un risultato soddisfacente: dal momento che i follicoli sono estratti praticamente alla cieca, in ragione del fatto che lo spessore del cuoio capelluto varia da persona a persona, è possibile che il pericolo sia quello di danneggiare più follicoli di quanti si riesca a trapiantarne.
A livello pratico, il tipo di operazione è molto diverso, e richiede dei tempi decisamente prolungati rispetto alla FUT, tanto che solitamente viene dilazionato in due giorni, e consta di sedute di 7-8 ore ciascuna. Infine, per quanto concerne il post-operatorio, è da sottolineare il maggior tasso di incidenza della FUE sulla caduta di capelli proprio dall’area donatrice, sebbene si tratti di un fenomeno temporaneo, destinato ad esaurirsi entro 4 o 5 mesi, ma che può arrecare del disagio al paziente. A quest’ultimo, poi, spesso verranno prescritti dei farmaci che dovrà continuare ad assumere.
Il prezzo del trapianto di capelli
Il trapianto di capelli è un’operazione importante sotto moltissimi punti di vista, e per questo motivo una domanda frequente che si pone chi sta valutando di sottoporvisi riguarda il prezzo di tale intervento. Ovviamente cercando in rete è difficile trovare una risposta che sia univoca, specialmente per via del fatto che sugli annunci ciascuno cerca di tirare acqua al suo mulino vantando la qualità del proprio operato per giustificare un prezzo moto elevato, mentre altri annunci propongono offerte che affermano essere particolarmente vantaggiose. Stando a queste premesse, si potrebbe pensare che sia impossibile fornire una stima, mentre in realtà la questione è stranamente più semplice di quanto potrebbe apparire.
La risposta univoca c’è, nonostante sia compresa all’interno di un range: il trapianto di capelli, mediamente costa una cifra compresa tra i 2mila e gli 8mila euro. Il motivo di tale oscillazione risiede in un certo numero di fattori, che riguardano, ad esempio, il numero di unità follicolari trapiantate, che viene dato dalla combinazione della situazione di partenza del paziente (quindi la gravità della sua calvizie) e del livello di foltezza che il paziente desidera raggiungere.
Occorre comunque precisare che questa regola generale spesso va incontro a delle mutazioni, motivo per cui il prezzo può variare anche in base alla fama del chirurgo o al tipo di clinica in cui l’intervento si svolgerà. Tutti questi elementi devono essere attentamente valutati nel momento in cui si decide di sottoporsi a un trapianto di capelli, indipendentemente dalla tecnica che verrà utilizzata, al fine di evitare di sprecare denaro in caso il prezzo non sia commisurato all’entità dell’intervento che verrà eseguito.
Di fatto, il trapianto di capelli presenta dei costi piuttosto fissi, in quanto comprendono una serie di singoli elementi che concorrono a determinarli, tra i quali sono comprese le attrezzature che vengono utilizzate, che devono necessariamente essere di ultima generazione e rispondere a precisi standard qualitativi per consentire di ottenere i risultati migliori; l’elevato livello di professionalità dell’équipe coinvolta, della quale fanno parte dei chirurghi specializzati nel settore, in grado di assicurare, grazie alla loro formazione, un lavoro ben svolto; la disponibilità di una struttura idonea, che deve ospitare delle attrezzature ad hoc in ambienti sanitari autorizzati che possano garantire la tutela della salute e del benessere del paziente in ogni fase.
La differenza tra FUE e FUT
In base a tutto ciò che abbiamo detto, è quindi facile individuare le differenze tra i due metodi di trapianto per i capelli che abbiamo presentato. Entrambe le tecniche coinvolgono l’intero follicolo pilifero, preso come unità naturale integra, ma il distanziamento principale riguarda il modo in cui essi vengono estratti, che abbiamo descritto in precedenza. In entrambi i casi, comunque, occorre prestare attenzione a due cose essenziali: asportare il maggior numero possibile di follicoli, e mantenerne l’integrità al fine di assicurare il buon esito dell’innesto. Dobbiamo infatti tenere in considerazione la spiccata fragilità dei capelli che vengono estratti, e la rapidità con la quale vanno incontro a disidratazione. Proprio per questo motivo vengono conservati in una soluzione fisiologica simile all’ambiente naturale del capello, che funga da tramite durante il passaggio.
Per quanto concerne invece la densità che è possibile ottenere, sia con la FUE che con la FUT si possono raggiungere tra le 30 e le 90 unità follicolari per centimetro quadrato, a fronte di un intervento che avviene in anestesia locale per assicurare un procedimento assolutamente non doloroso. A seguito di ciò, i tempi di guarigione richiesti dalla tecnica FUE sono minori rispetto alla FUT che, inoltre, potrebbe lasciare nel post-operatorio una leggera sensazione di tensione in corrispondenza della parte di cuoio capelluto interessata. Si tratta comunque di un fastidio destinato a svanire entro pochi giorni.
Come funziona la procedura del trapianto FUT?
Entrando ora nel dettaglio della tecnica di esecuzione, la FUT prevede il prelievo della cosiddetta strip, ovvero un’intera striscia di cuoio capelluto, a partire da una zona prescelta come donatrice. La lunghezza di questa striscia dipende dalla quantità di capelli che si desidera trasferire nell’area da rinfoltire e dalla parte della nuca dalla quale vengono prelevati. I singoli follicoli vengono estratti e trasferiti a destinazione attraverso delle micro-incisioni. La prelevazione della strip comporta quella di circa 4mila unità in un unico colpo, e questo permette di accorciare in modo significativo i tempi di esecuzione, che in tal modo si esauriscono in una sola seduta.
Come funziona la procedura del trapianto FUE?
Parliamo ora della tecnica FUE, che invece consiste nell’estrazione dei singoli follicoli, uno per volta, dalla zona in cui sono più folti (quindi sulla nuca o sui lati), senza che il prelievo sia troppo profondo per non creare incisioni cutanee che potrebbero dare luogo a delle cicatrici che poi sarebbero visibili. Per l’estrazione del follicolo si procede in modo manuale, suddividendo il lavoro in due sedute e utilizzando uno strumento apposito studiato in modo da garantire quanta più precisione possibile seguendo la forma abituale dei follicoli originali. Prima di cominciare viene applicato dell’anestetico sulla zona da trattare, in modo che il paziente non avverta alcun dolore.
Quale tipo di trapianto di capelli è il più appropriato?
Quindi, alla luce di quanto detto finora, resta da capire quale, tra le tecniche FUT e FUE, per la chirurgia sia il trapianto migliore. Nonostante entrambe si presentino come risolutive e molto valide nel fornire una soluzione al problema dell’alopecia androgenetica, le differenze sono molte e sono determinanti per stabilire quale tecnica sia da preferirsi.
In realtà non esiste una risposta univoca a tale questione, dal momento che occorre innanzi tutto considerare il singolo caso e valutare cosa sia meglio per il paziente. A tale scopo, è fondamentale effettuare una visita specialistica, rivolgendosi a un tricologo, che esamini il quadro complessivo del paziente. Verrà considerato il suo stato di salute generale, sia dal punto di vista dermatologico che da quello psicologico.
Inoltre verranno prese in esame le caratteristiche del capello, del cuoio capelluto e la calvizie nella sua evoluzione. Occorrerà effettuare degli esami dettagliati, al termine dei quali al soggetto verranno consigliati dei trattamenti specifici per aumentare la percentuale di successo dell’operazione alla quale si sottoporrà.
Contestualmente, verrà stabilita anche la tecnica più indicata per il paziente, in base alle sue richieste e alle sue aspettative. Saranno quindi necessarie altre indagini preventive, oltre a esami di routine preoperatori. Nello specifico, parliamo di emocromo, transaminasi, ECG, esami di coagulazione, markers dell’epatite B, C e dell’HIV. Una volta effettuati tutti questi passaggi, si sceglierà la soluzione migliore, considerando che il trapianto FUT richiede tempi più lunghi per la guarigione, per via dei punti di sutura, che inoltre potrebbero lasciare una cicatrice visibile in caso il paziente decida poi di rasarsi.
Inoltre, per questo tipo di intervento è necessario che la capigliatura sulla nuca sia molto folta, così da consentire di risolvere il tutto in una sola seduta. La tecnica FUE, invece, permette di riprendersi in tempi più rapidi (bastano una decina di giorni), e come intervento è sicuramente meno invasiva, e comporta un rischio di infezione molto più basso. Inoltre, questo approccio fornisce maggiori possibilità anche a chi presenta un’area donatrice non molto generosa di follicoli piliferi.
Domande frequenti sul trapianto di capelli
A questo punto, potrebbero esserci ancora molte domande in attesa di una risposta. Cercheremo di rispondere a quelle più frequenti.
Prima di tutto, ci si potrebbe chiedere quando sia necessario fare un trapianto di capelli. Si tratta fondamentalmente di una questione estetica, pertanto la necessità è dettata esclusivamente da fattori individuali e dai gusti personali. La perdita dei capelli può avere risvolti anche profondi sul benessere psicologico d un individuo, che può vivere l’inizio della calvizie come un evento drammatico. Un trapianto consente di recuperare quel pizzico di fiducia in se stessi e nel proprio aspetto che la caduta dei capelli ha minato.
Ci sono poi alcuni aspetti relativi all’operazione in sé che meritano un approfondimento, a cominciare dagli strumenti utilizzati. Sono principalmente tre: il trillix, una sorta di minuscolo trapano che consente l’estrazione del bulbo in modo rapido e preciso, prelevando solo una minima parte di cuoio capelluto senza danneggiarlo; il bisturi per praticare le incisioni in cui verranno posizionati i bulbi; una pinzetta che garantirà la massima precisione nella fase di collocamento dei follicoli all’interno dei solchi. Per chi si stesse chiedendo quali siano le tempistiche, precisiamo che in gran parte dipendono dalla situazione di partenza e dal risultato desiderato. Generalmente con la FUT si cerca di concludere il tutto in una sola seduta, mentre la FUE richiede dei tempi più lunghi, quindi ne occorrono due.
Un’altra questione di ampio interesse concerne l’effetto finale, ovvero l’eventuale presenza di tracce della chirurgia. Nel caso della FUE, si noteranno delle minuscole croste sulla zona donatrice e quella che è stata protagonista del trapianto, che però guariranno nel giro di 2 o 3 settimane, trascorso questo tempo, i segni saranno praticamente invisibili. Per quanto riguarda la FUT, la sottile cicatrice rimarrà visibile, ma potrà essere facilmente nascosta a meno che non ci si rasi a zero.
Molti pazienti (o futuri tali) si chiedono anche come si dovranno comportare nel post-operatorio. Dopo l’intervento, infatti, il paziente potrà già tornare a casa. Basterà seguire delle semplici accortezze, come prestare molta attenzione al momento del lavaggio, seguendo scrupolosamente le indicazioni del tricologo e utilizzando uno shampoo non aggressivo, evitare l’esposizione solare diretta per circa un mese, così come sforzi eccessivi o attività sportiva intensa.
Patch cutanea: soluzione alternativa a FUT e FUE
Infine, parliamo di una tecnica di tipologia completamente diversa, che si presta ad essere una valida alternativa ai tipi di trapianto che abbiamo visto nel corso di questo articolo: la patch cutanea. Si tratta di una protesi che viene applicata direttamente sul cuoio capelluto, in pratica paragonabile a una parrucca di ultima generazione, tranquillamente utilizzabile da chi soffre di calvizie o problemi che causano la perdita dei capelli, come valido sostituto dell’operazione chirurgica. Il metodo, infatti, presenta il vantaggio di non essere affatto invasivo, dal momento che la patch cutanea si serve di una membrana che viene applicata con l’utilizzo di uno speciale collante, delle resine o delle clips.
Oltre a trattarsi di un intervento assolutamente indolore, non presenta alcuna limitazione, dal momento che con il patch cutanea non sono preclusi bagni in piscina, lunghe giornate al mare né giri in moto. I risultati sono molto positivi, di forte impatto sul paziente, che può ripristinare in tempi rapidissimi la sua folta chioma, tuttavia si tratta di effetti che, pur essendo duraturi, non possono vantare la stessa risolutività del trapianto. Parliamo infatti di una durata garantita molto variabile, da alcuni mesi a qualche anno. Inoltre occorre precisare che il patch cutanea necessita di un’attenta manutenzione: ogni 40 giorni al massimo deve essere rimosso per essere pulito, procedimento fondamentale per prolungarne il ciclo di vita.
Insomma, possiamo concludere che ci sono pro e contro sia per questa autentica protesi per capelli che per i vari metodi di autotrapianto. La scelta dipende esclusivamente dalle necessità del paziente e dalle sue preferenze personali. In ogni caso, affidandosi a un chirurgo esperto, egli potrà contare su un risultato naturale, che gli consentirà di tornare a sfoggiare una chioma folta e riacquisire la sicurezza persa.









